
a proposito di sicurezza
LA LEGGE 626, LA SICUREZZA E IL CORAGGIO DI OSARE - Nel 1994 in Italia è stato emanato il Decreto Legge 626 per la prevenzione, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. La filosofia di fondo della Legge 626 è quella di suggerire i comportamenti da adottare per la protezione e la prevenzione del rischio d’incidenti. Purtroppo l’idea che è passata per la maggiore è quella che con la 626 vengono aboliti “per legge” i rischi e gli incidenti. Da quel momento nella scuola è cambiato il clima. Si è tutti terrorizzati dall’idea che qualcuno ti possa denunciare e nel mio ruolo di dirigente scolastico mi sono spesso sentito rivolgere la domanda: “Ma, se succede questo… di chi è la responsabilità?”. In altri termini, si rischia una situazione generalizzata di blocco, non è più possibile fare nulla. Ben rispose alcuni anni fa, a noi dirigenti scolastici della Regione Marche, il presidente della Corte dei Conti, affermando in maniera chiara che, al di là delle normative scritte e dei casi specifici e dettagliati, esiste comunque una legge basata sul buon senso popolare: la legge del “volemmose bene” (vogliamoci bene). Questo per ribadire che non è possibile prevedere tutto né legiferare su tutto. A tal proposito, alcuni anni fa, quando ero dirigente scolastico delle scuole medie del Rubicone (Gatteo -Savignano - San Mauro Pascoli) ho inviato a tutte le 860 famiglie dei ragazzi una lettera su questi argomenti. Era un invito a riflettere non solo per i genitori, ma anche per tutti coloro che lavorano nella scuola. Le parole si rivolgevano a tutti quelli che erano nati prima del 1970, cioè alla maggior parte di noi dirigenti scolastici, insegnanti e genitori che avevano figli nelle scuole primarie o secondarie.
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A ben pensarci, è difficile credere che siamo vissuti fino a oggi!
Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna d’averla) senza cinture di sicurezza e senza air bag.
E viaggiare nel cassone posteriore di un camioncino o di un’ape, o sul carro di un trattore, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia.
Che orrore!
Andavamo in bicicletta senza usare un casco. Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”.
Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema... noi da soli!
Uscivamo di casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile! Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti... e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa.
Ti ricordi degli incidenti?
Avevamo delle liti, a volte dei lividi.
E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero... ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una bibita con altri quattro amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi. Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.
Né la TV satellitare, né le videocassette, né il PC, né Internet.
Avevamo semplicemente degli amici.
Uscivamo da casa e li trovavamo.
Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro. Figurati: senza chiedere il permesso!
Da soli! Nel mondo freddo e crudele! Senza controllo! Come siamo sopravissuti?!
C’inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi.
Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio a un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare.
Che orrore!
Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
Le nostre iniziative erano nostre.
E le conseguenze, pure.
Nessuno si nascondeva dietro a un altro.
L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo a una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
Sapevamo che quando i genitori dicevano “No”, significava proprio NO.
I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato.
I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.
E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.
Negli ultimi cinquant’anni c’è stata un’esplosione d’innovazioni e nuove idee.
Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli tutti.
Tu sei uno di loro. Complimenti!
Abbiamo avuto la fortuna di crescere prima che accettassimo che la nostra vita fosse regolata da qualcun altro.
(Ho avuto questa lettera da un amico, che a sua volta l’ha ricevuta tramite una catena di email. Non è stato quindi possibile risalire all’autore fino ad ora.)
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Gianfranco Zavalloni
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