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la pedagogia della lumaca per una scuola lenta e nonviolenta |
IL DIRITTO INALIENABILE ALLA RICREAZIONE - Il tema della ricreazione e dei cortili delle scuole è un aspetto fondamentale nella giornata scolastica. È indubbio che se lasciassimo fare a bambini e bambine nessuno di loro oserebbe progettare la permanenza a scuola sullo star seduto quattro ore (e a volte più) dietro a un banco. La critica che spesso gli insegnanti della scuola primaria fanno alla scuola d’infanzia è che arrivano a scuola bambini e bambine che non sanno star seduti. Ma il bimbo e la bimba “sani” hanno bisogno di movimento, hanno un corpo in crescita che necessita di azione, di moto. Quando giungono in prima devono accettare per quattro ore una posizione innaturale sottoposti a uno sforzo non indifferente. Noi stessi, adulti (insegnanti o meno) non riusciamo a seguire una qualsiasi lezione (vedi ad esempio i corsi d’aggiornamento) rimanendo seduti per più di due ore. Abbiamo, giustamente, bisogno di una pausa. Ed è molto comune che una pausa di quindici minuti si trasformi, di fatto, in un intervallo di mezz’ora. L’intervallo, come la ricreazione è un diritto, uno di quei diritti che giuridicamente potremmo definirenaturali. E per essere tale, un diritto ha bisogno anche di essere definito in alcune sue caratteristiche che sintetizzerei in quattro parole:movimento, libertà, tempo, spazio.
Il movimento - Prima di tutto l’intervallo ha come caratteristica la possibilità data ai bambini di muoversiecorrere. Proviamo ad assistere all’inizio di un intervallo in una giornata di sole in un cortile di una scuola comune. Possiamo spesso vedere una situazione che ricorda il momento del colpo di pistola che segnala l’inizio della corsa del Palio di Siena. I ragazzi e le ragazze sembrano dei cavalli imbizzarriti. C’è una vera e propria esplosione di forza. Il potersi muovere e il poter correre è perciò una delle necessità vitali per definire un intervallo vera ricreazione. Anni fa ho assistito a un intervallo che vedeva i bimbi e le bimbe di 1° elementare (si chiamava così allora la scuola primaria) seduti sui banchi, nella stessa posizione in cui erano stati nelle due ore precedenti, a consumare in “maniera composta” lo spuntino. Ho avuto la percezione chiara che ci fosse qualcosa di crudele in quel-l’intervallo e che la maestra avesse pretese eccessive. A proposito di movimento, merita una segnalazione la punizione che il professore di educazione fisica Gigi Mattei, il mio vicepreside di Pennabilli (PU), inflisse a uno studente: gli impose di non fare il compito di matematica. Alla richiesta di spiegazioni da parte dell’indignata collega di matematica, il professore Mattei rispose: “Semplice, tu per punizione vieti ai ragazzi di fare educazione fisica, io per punizione vieto loro di fare esercizi di matematica”. La libertà - Il secondo aspetto importante è che l’intervallo è qualcosa che potremmo paragonare a quei luoghi che fino poco tempo fa, negli aeroporti o nelle zone di frontiera, si chiamavanoduty free, cioè zona franca,un’area di libertà. In questo tempo deve essere data la possibilità a chiunque di poter incontrare chiunque altro. Non può esistere un intervallo fatto obbligatoriamente solo con i propri compagni di classe. L’intervallo è l’occasione per fare nuove amicizie, per incontrare l‘amico o l’amica del cuore che però è in un’altra classe, per crescere nei nuovi affetti. Il tempo - Terzo elemento di grande importanza è ladurata dell’intervallo. Qui si entra nella discrezionalità e in quello che potrei definire l’assillo dei programmi. “L’intervallo è finito, veloci che dobbiamo tornare in classe!” è una delle frasi tipiche dell’insegnante che deve completare il programma. A volte, alcuni studenti, durante l’intervallo, non riescono nemmeno a terminare il panino preparato per la merenda. Ricordo con grande piacere gli intervalli trascorsi nei primi anni delle elementari andando al fiume, con la maestra, a vedere l’acqua della cascata nella diga della centrale idroelettrica di Molino Cento. Accadeva alla fine degli anni Sessanta. A volte quei lunghi intervalli si trasformavano spesso in passeggiate verso la collina. Anche quella era scuola, una scuola fatta di esperienza comunitaria, un vissuto che ha segnato la mia vita. Non sono banalità, non sento di aver perso assolutamente tempo. Anzi, credo che il senso di positività maturato in quegli anni sia stata la molla che ha accompagnato tutta la mia vita e che mi fa provare tuttora il piacere di operare nella scuola, di studiare e di conoscere. Lo spazio - Infine c’è la questione delcortile. Ci sono scuole con cortili stupendi sottoutilizzati, con i bambini costretti a trascorrere l’intervallo nei corridoi. E ci sono scuole con cortili, che a fatica potremmo definire tali, che invece utilizzano ogni spazio e ogni angolo. Ho visto, in questi cortili, bambini e bambine costruirsi angoli di gioco affascinanti con legni, cartoni e stoffe d’ogni genere, e attendere nuovamente l’intervallo per tornare a giocare. Ci sono scuole dove, esperti architetti, hanno ignorato qualunque esigenza di libertà dei bambini e hanno progettato edifici con ridicoli spazi esterni dove i ragazzi sono costretti a restare nelle stesse aule. Ci sono scuole, soprattutto al Sud o nei quartieri degradati delle grandi città, dove l’incuria e il malcostume dei cittadini residenti rende pericolosi gli stessi cortili. Ci sono scuole dove la paura degli insegnanti, il loro timore di assumersi troppe responsabilità di fronte alle leggi della sicurezza, priva gli alunni dell’aria aperta. L’intervallo si dovrebbe vivere il più spesso possibile in cortile, anche d’inverno. È un rigenerarsi dei polmoni ed è soprattutto il cambiar aria. Anche i carcerati hanno diritto alla loro ora d’aria! Smog permettendo! per contattare www.scuolacreativa.it
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