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la pedagogia della lumaca per una scuola lenta e nonviolenta |
LA SCUOLA DI UNA MINUSCOLA PARROCCHIA DI MONTAGNA - Eccoti dunque il mio pensiero: la scuola non può essere che aconfessionale e non può essere fatta che da un cattolico e non può essere fatta che per amore (cioè non dallo stato). In altre parole la scuola come io la vorrei non esisterà mai altro che in qualche minuscola parrocchietta di montagna oppure nel piccolo di una famiglia dove il babbo e la mamma fanno scuola ai loro figli.
Questo brano è tratto da una delle lettere di don Lorenzo Milani, della scuola di Barbiana. Sembra contraddittoria la definizione di scuola aconfessionale con l’affermazione poco più avanti in cui si parla di maestro cattolico. Quel “cattolico” è da intendersi come “chiunque abbia una fede”. Credo comunque che l’aspetto significativo di questa frase sia nel fatto che don Milani ritiene fondamentale contestualizzare la scuola nel territorio, nel proprio ambiente familiare. E lo dice definendo scuola ideale “la scuola di una minuscola parrocchietta di montagna”. FAR MENTE LOCALE, OVVERO LE PICCOLE SCUOLE - Piccola scuola in un’accezione ampia significa scuola di periferia, scuola isolata, scuola che stenta a sopravvivere, scuola che accoglie i bambini trasportati con gli scuolabus dalle case sparse, scuola dove si lavora per conservare le lingue e le culture locali, scuola della sobrietà, scuola che partecipa e s’inserisce con un ruolo attivo nelle tradizioni e nelle iniziative che storicamente la realtà locale (sia essa piccolo paese, borgo, frazione o altro) propone. In un contesto nazionale che mira ancora una volta ai “grandi numeri” voglio ribadire l’importanza del piccolo, della dimensione minima e della grande dignità educativa che questo possiede. Spesso a “far scuola” in queste realtà sono finiti insegnanti che hanno poi fatto di questi luoghi una loro “scelta di vita”, che sentono quest’impegno come vocazione, così come Barbiana lo è stata per don Lorenzo Milani. Ora vediamo un’esperienza concreta attraverso l’intervista fatta a due maestri, Fabio Molari e Lorella Toni, di Rontagnano. LA PLURICLASSE NON VUOL DIRE SERIE B - È da più di venti anni che il maestro Fabio e la maestra Lorella fanno scuola a Rontagnano, in una piccola scuola della alta valle del fiume Uso, uno spicchio di Romagna collinare, ai confini con le Marche e la Toscana. C’è una pluriclasse – esordisce il maestro Fabio – cioè sono insieme le classi prima, seconda e terza. Poi ci sono la quarta e la quinta. Ci sono 29 bambini e 3 insegnanti. Questa scuola, come tutte le scuole di montagna, è un po’ come quegli animali in via di estinzione: cariche di storie, di vita, di tradizioni. C’è un grande valore nelle pluriclassi. Quando saranno chiuse ci si renderà conto del capitale perduto. Di pluriclassi a 500 metri sul livello del mare, in Italia, ce ne sono poche e questa è una di quelle. Azzardo a chiedere quali sono i temi maggiormente trattati a Rontagnano. Capisco subito che in questi anni la scuola ha lavorato per far sì che i bambini e le bambine conoscano e apprezzino sempre più il loro territorio, l’ambiente in cui vivono. Fra le tematiche trattate negli ultimi anni ci sono le ricerche sulle strutture religiose: le cellette, le piccole chiese, le edicole…, il lavoro sui grandi alberi presenti nella zona, gli animali, selvatici e non, del territorio, le grandi case rurali di pietra. Fabio e Lorella vogliono tornare a parlare di pluriclassi: Sono delle scuole leggere, in grado di entrare e compenetrarsi nel territorio, attraverso gli usi e i costumi. In questi anni abbiamo anche lavorato, ad esempio, per valorizzare e conoscere le tradizioni culinarie della zona: gli stridoli, un erba selvatica che cresce in questi ambienti, é savour, il formaggio di fossa, é bustréng, un dolce tipico locale... LA SCUOLA COME DIGA SOCIALE - Qui la scuola è un po’ come un’ultima diga prima dell’alluvione causata dallo spopolamento del territorio. Per questo le iniziative che vengono fatte in certi periodi dell’anno coinvolgono tutta la popolazione. La festa di Natale è sempre organizzata insieme al Gruppo culturale rontagnanese, in un piccolo teatrino che un tempo fu Casa del fascio e poi Casa del popolo. È una vera e propria festa di paese. So che in questa scuola si pratica molto l’arte dello scrivere poesie. Chiedo agli insegnanti di parlarmene. La poesia qui è già nel territorio stesso, nell’ambiente circostante. Questo è uno degli ambienti più poetici della Romagna. Qui si vede il colle di Perticara, di San Leo, di San Marino, i monti della Carpegna, i calanchi, Montetiffi con la sua Abbazia dell’anno mille. I calanchi sono gialli d’estate, marron grigio in autunno, bianchi in inverno, verdi in primavera. È una poesia in lingua romagnola, la lingua che molti bambini per fortuna parlano ancora a casa. Viene offerto ai bambini uno stimolo e loro si esprimono su temi a loro cari: le ginestre, gli uccelli, i calanchi, la neve… La scuola qui è vissuta anche come riscatto sociale. La scuola di Barbiana e don Milani sono solo apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, ma ancora tremendamente attuali. Questi bambini portano dentro il lavoro difficile dei loro genitori e dei loro nonni. C’era chi andava a zappare a mano, iniziando alle prime luci dell’alba per terminare a notte già avanzata. Questa, poi, era una zona di miniere di zolfo… e il lavoro dei minatori, insieme a quello dei campi, è ed è stato sicuramente uno dei più duri. Oggi la scuola è istruzione ma anche esperienza educativa in senso ampio. La scuola è anche luogo d’incontro delle famiglie, di gioco pomeridiano dei bambini. Recentemente la scuola ha realizzato una vera e propria guida al territorio. Dicono a tal proposito Fabio e Lorella: A Rontagnano abbiamo sempre dato spazio al territorio, il nostro mondo, casa nostra. In questo studio ininterrotto non è mai venuta a meno l’occasione di nuove scoperte. Davvero il territorio è l’albero della conoscenza! Scoprire vuol dire imparare, crescere, amare e rispettare. Nel corso dell’anno scolastico abbiamo camminato molto e piano piano abbiamo trovato cinque sentieri. In ogni sentiero – spicchio del territorio – abbiamo individuato ricchezze caratteristiche: flora o fauna selvatica. Ci sono poi i nostri scritti, i disegni e le foto dei bambini… pensieri teneri che volano come le nuvole. I nostri territori sono ricchi di storie che rischiano si andare perdute, sepolte per sempre. per contattare www.scuolacreativa.it
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