la pedagogia della lumaca
per una scuola lenta e nonviolenta



piccole scelte per cambiare la scuola


Insieme ad alcuni colleghi dirigenti scolastici, a insegnanti e allievi della scuola di Barbiana, abbiamo elaborato nel dicembre del 2006 un documento che è un vero e proprio appello per un cambiamento dal basso della scuola, dal titolo Cambiare la scuola davvero si può. Lettera alla scuola
Uno dei nodi fondamentali da sciogliere della scuola italiana è la situazione che vivono i ragazzi che la frequentano dagli 11 ai 14 anni. È la stagione della loro maturazione. Germina il loro corpo. Si avverte la fame di relazioni interpersonali profonde e autentiche. L’amicizia diventa la questione capitale. Si scopre la sessualità. Si vivono i primi conflitti forti con i genitori.
Il gruppo dei pari diventa il vero punto di riferimento. In tale contesto, l’attuale scuola media italiana (o secondaria di I grado), anello logoro e tagliente, mostra tutta la sua inadeguatezza. I contenuti restano prioritari, diventando perfino la ragion d’essere di ogni “prova di verifica”.
Prima di conoscere i ragazzi, si prevedono batterie di “prove d’ingresso”. Gli insegnanti – loro malgrado – finiscono per ridurre la loro funzione a quella d’informatori. È così che la logica dei contenuti si trasforma nella somministrazione di nozioni e di test di valutazione, specialmente ai ragazzi segnalati dalle certificazioni. Quale logica? Mentre i ragazzi nuotano nel mare del non-senso, la centralità dei programmi fa capolino ad ogni proposta riformatrice. La scuola media appare fondata sulla frattura fra lezioni e vita reale. I ragazzi non comprendono quale sia l’incidenza – e, dunque, l’importanza – della formazione scolastica per il loro futuro. La centralità del ragazzo necessita di percorsi rallentati e, soprattutto, di uno spazio ben più ampio da conferire all’ambito affettivo-relazionale. Non è un caso che il cosiddetto “bullismo” cresca a vista d’occhio e faccia seguaci principalmente nella fascia d’età della prima adolescenza e vada a colpire i più deboli. Non abbiamo dedicato un punto esclusivo per gli alunni disabili, i giovani stranieri, i portatori di culture e religioni diverse, perché, dal punto di vista dell’inclusività, auspichiamo che tali alunni siano considerati una risorsa e parte attiva del processo educativo, il quale non può essere delegato alla sola insegnante di sostegno.
CAMBIARE LA SCUOLA DAVVERO SI PUÒ

1. La scuola è il luogo per imparare ad apprendere, a pensare con la propria testa, a essere responsabili. Educare a essere cittadini sovrani e non sudditi.

2. A scuola, come nella vita, non possiamo disgiungere l’apprendere dal fare.
S’impara con il cervello, con le mani, con tutti i sensi e con il cuore. In ogni scuola sono fondamentali i laboratori della manualità da svolgere anche all’aperto. Il laboratorio non è il luogo “extracurricolare” dove “si fa e si apprende altro dai saperi e dai programmi”.

3. La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”.
È importante “perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppocomunità”. Ci vogliono mesi per formare il gruppo, discutendo e raccordandosi sulle finalità, sulla necessità di regole condivise, sulle metodologie e le tecniche da utilizzare insieme.

4. Per creare buone relazioni è fondamentale essere un piccolo gruppo.
Poche figure di docenti di riferimento per classe, aiuterebbero l’organizzazione scolastica. Le metodologie innovative possono essere praticate solo con un numero ridotto di ragazzi, dai 15 ai 20 per classe, e d’insegnanti di riferimento. Se per diminuire il numero fosse necessario formare gruppi variegati di ragazzi o le cosiddette pluriclassi, lo si faccia perché è, oltretutto, una grande opportunità per sviluppare la cooperazione e il mutuo sostegno.

5. Gli insegnanti non sono dei tuttologi, ma devono sapere “dove sta di casa la cultura”. I libri di testo non sono gli unici sussidi didattici, possono essere sostituiti dagli incontri diretti con la vita e le persone e poi da una buona biblioteca di classe, vocabolari, atlanti, giornale, stazione multimediale, accesso a Internet, collegamento satellitare, supporti di memorie esterne, videoproiettore digitale e analogico, che complessivamente riducono di una buona percentuale le spese a carico delle famiglie.

6. I saperi non sono un bagaglio da travasare, ma vanno costruiti insieme.
La conoscenza non va depositata o etichettata, ma va rielaborata criticamente per diventare strumento di formazione e non solo d’informazione. I saperi minimi di base, quelli essenziali e utili, non possono essere spezzettati e inseriti in programmi rigidi definiti nei minimi dettagli. È importante lavorare sui nuclei fondamentali e sull’apprendere per schemi logici. La formazione è questione di coscientizzazione, di maturazione attraverso la riflessione critica e di elaborazione di mappe concettuali, dove le discipline si contaminano reciprocamente.

7. L’educazione, come l’apprendimento, è un processo dinamico che, partendo dal motivo occasionale, ossia dalla realtà, conduce alla conoscenza. Tale percorso, “l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio”, come definito da don Lorenzo Milani,va compiuto tenendo conto dei saperi, delle abilità e delle competenze indispensabili all’allievo della scuola di base per comprendere, ad esempio, l’articolo di fondo del giornale, come avrebbe “verificato” la scuola di Barbiana.

8. Le ore che si trascorrono a scuola devono avere carattere unitario.
A ben poco servono la rigida suddivisione delle discipline in unità didattiche o d’apprendimento, a seconda delle riforme, nonché i ritmi d’apprendimento scanditi da orari cronologici fissi. Ma… per chi suona la campanella?

9. Sbagliando s’impara. Per prova, per erroree per gioco. È così che la scuola, lungi dall’essere l’anticamera di un’azienda, potrà diventare il luogo della lentezza, del “non assillo”, funzionale all’apprendimento creativo e al gioco. A scuola si va anche per divertirsi nel senso etimologico della parola, ossia “scantonare e fare cose sempre diverse”.

10. Si capisce bene cos’è una scuola quando la viviamo come se fosse il luogo dove si entra competitivi, aggressivi, razzisti e, dopo aver lavorato e studiato insieme per bisogni comuni, si esce rispettosi degli altri, amici, tolleranti. La scuola è un concentrato di esperienze, una “grande avventura” che può essere vissuta come se fosse un viaggio, un libro da scrivere insieme, uno spettacolo teatrale, un orto da coltivare, un sogno da colorare.


ritorna alla pagina dei temi


per contattare

Gianfranco Zavalloni

www.scuolacreativa.it

per tornare alla home-page