la pedagogia della lumaca
per una scuola lenta e nonviolenta



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FANTOZZI E IL POWERPOINT - Chi non ricorda il buon impiegato Fantozzi che, chiamato a vedere e discutere al cineforum aziendale per l’ennesima volta il filmLa corazzata Potëmkin prende coraggio, si alza in piedi, e afferma a gran voce il suo giudizio negativo sul film.Quanti di noi avrebbero il coraggio di fare la stessa cosa, a un convegno o corso di formazione, nel bel mezzo di una delle tante relazioni presentate da relatori che si avvalgono dell’aiuto di slide (diapositive) organizzate col programma Powerpoint. Eppure quante volte l’abbiamo pensato. Il motivo è semplice: come nel film di Fantozzi, quello che doveva essere uno strumento per favorire la comunicazione fra relatore e pubblico, di fatto diventa uno strumento di “tortura intellettuale”, cosicché il pubblico diventa la vittima e il relatore il torturatore. Generalmente chi tiene una relazione a un convegno cerca di dimostrare la sua capacità di stare al passo coi tempi dicendo “… porto comunque con me la relazione in Powerpoint”. Personalmente mi viene da pensare all’ormai superato proiettore di diapositive a cui il progresso della tecnologia ha permesso l’aggiunta d’icone, testo, filmati ed effetti speciali. Soluzioni che, in una società dell’immagine, inducono i presenti a essere maggiormente attratti dalla relazione e il relatore a essere più intrigante e attraente.

L’USO SBAGLIATO DI TECNOLOGIE MODERNE -
Ecco le modalità con cui spesso vengono condotte le relazioni con supporto di Powerpoint.

1. C’è chi si porta dietro un documento in cui sono inserite le venti o trenta frasi di cui è composta la relazione. Di solito, in questo caso, il relatore legge direttamente sullo schermo le frasi. In sostanza un buon esercizio di lettura in pubblico. Molte volte capita che il relatore non percepisca che ciò che vede sulla scrivania del computer (standoci seduto di fronte) è esattamente ciò che il pubblico vede nel grande schermo dietro le sue spalle. E allora si gira mostrando le spalle al pubblico con l’effetto immediato di allontanarsi dal microfono e di disturbare la comunicazione empatica con il pubblico. E così dalla sala molti richiamano il relatore all’uso del microfono.

2. C’è chi inserisce veri e propri brani di testo o lunghe citazioni. Di solito, in questo caso, il relatore è portato a leggere tutte le citazioni e a chiedere al pubblico: “Riuscite a leggere vero?”. Di solito la risposta è ovvia (poiché il pubblico nella sua quasi totalità non riesce a leggere) e il relatore tranquillizza i presenti sul fatto che lascerà agli organizzatori il file (il documento) della relazione, che verrà successivamente fotocopiato e consegnato ai partecipanti. Tanto valeva farlo prima! Ho assistito perfino a una conferenza in cui un ispettore ministeriale proiettava sullo schermo gigante buona parte del testo della sua relazione. La presentazione è stata introdotta dall’ispettore in questo modo: “Potete leggere da soli!”. Tutti insieme, per circa 15 minuti, a leggere un testo che ogni tanto scorreva sullo schermo bianco. Follia comunicativa allo stato puro.

3. C’è infine chi usa la propria relazione con Powerpoint come un grande contenitore in cui poter mettere tutto il proprio patrimonio d’immagini. Chi non ricorda quando qualche amico c’invitava a vedere a casa sua le diapositive dell’ultimo viaggio esotico? Lo stile è simile: 100, 200 o 300 slide. A volte ci si rende conto che non si potrà mai far vedere, con la dovuta calma, tutto quel materiale. Allora inizia una sorta di filmino sullo stile delle prime comiche in bianco e nero: vengono cioè sparate sullo schermo, una dopo l’altra, le tante immagini prescelte dal relatore. Effetto sicuro: disorientamento.

COMUNICARE IN MANIERA SEMPLICE ED EFFICACE -
Viva la semplicità. Torniamo alla sana relazione, a una buona presentazione a braccio. Fare una lezione, una relazione, un corso di formazione è come recitare sul palcoscenico: bisogna prima di tutto sapere cosa si vuol dire, 2, 3, 4 concetti fondamentali e ben chiari. Un mio carissimo amico sacerdote, monsignor Giovanni Catti, ricorda sempre la prova statistica che a un incontro (così come durante l’omelia delle messe) chi veramente riesce a seguire l’oratore è circa un terzo dei presenti. Ecco allora la sua strategia. Ripetere con parole diverse per tre volte lo stesso concetto. Così è quasi sicuro che la totalità dei presenti può recepire il messaggio.
Quando ero maestro, alle riunioni con i genitori dei bimbi sceglievo 30-40 diapositive sulle esperienze fatte nel periodo intercorso dall’ultima riunione e spiegavo loro l’attività svolta in quel periodo e per quale ragione pedagogica e didattica l’avevamo fatta. In sostanza portavo le immagini a commento della relazione. Risultato ottenuto: grande stima e coinvolgimento dei genitori. Durante corsi o relazioni, invece, trovo molto importante la capacità di porsi con il proprio corpo in maniera empatica. Generalmente evito di mettermi dietro la cattedra. Preferisco invece il rapporto diretto con il pubblico, sullo stile di Dario Fo.

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Gianfranco Zavalloni

www.scuolacreativa.it

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