la pedagogia della lumaca
per una scuola lenta e nonviolenta


il locale


LE ARTI CREATIVE DI UN TERRITORIO - Ogni villaggio, ogni realtà locale, ha tradizioni, riti, espressioni artistiche, modi di costruire le case, produzioni culturali, ricette tipiche in cucina con pietanze e sapori legati a quella terra specifica, maniere di vestirsi e costumi propri, una parlata (cioè una lingua non un dialetto), usata dai viventi e tramandata di generazione in generazione.

POESIE, ROMANZI, PITTURA, MUSICA E LINGUA LOCALI -
Sono poi convinto che – come afferma Gary Lawless in “Lato Selvatico”, una delle riviste dei bioregionalisti italiani – “ogni territorio del nostro pianeta ha bisogno di un poeta che ne apprenda il linguaggio, i ritmi, i cicli e sappia dar voce all’esperienza, affinché quel luogo possa parlare tramite la poesia”. Ma la poesia è solo una delle tante espressioni artistiche e intellettuali. Come sarebbe possibile un romanzo senza una collocazione spaziale o comunque una contestualizzazione? Gianni Rodari ci ricordava che, comunque sia, la creatività è, di fatto, la combinazione di più elementi o esperienze vissute. Cioè, per esemplificare, anche un animale fantastico che nasce nella nostra memoria o si sviluppa in un quadro è l’insieme di tante componenti (occhi, bocca, zampe, coda, corna) provenienti da altrettanti animali. Animali che vivono in luoghi precisi. Riusciamo a immaginare certi oli di Vincent Van Gogh senza i paesaggi veri della Provenza, nel sud della Francia? E che ne sarebbe poi di Franz Kafka senza Praga? Poi ci sono gli elementi naturali che hanno educato alla musica l’uomo e il suo orecchio. Gli uccelli, con i gorgheggi dell’usignolo, i solfeggi degli allocchi, del gufo, del chiù, il richiamo dell’upupa, lo sfrigolio, il frinire delle cavallette e delle cicale, i barriti del capriolo, l’ululato dei cani o il gracidare delle rane e delle raganelle negli stagni. È chiaro quindi che ogni ambiente, ogni luogo (io le chiamo “bioregioni”), offre effetti musicali propri: dalle spiagge del mare alle cime delle montagne, passando per le caverne e le foreste.

6000 LINGUE LOCALI: UN ESEMPIO DI BIODIVERSITÀ -
Nel mondo esistono circa 6000 lingue. “Una lingua – come afferma Silvia Carrel – è una specie di DNA, il codice genetico di un popolo. È l’essenza, la struttura stessa di una cultura. Una lingua è molto più di un insieme di suoni, di caratteri, di parole e di grammatica. Essa contiene la memoria collettiva di una comunità ed è spesso associata alle varie sfaccettature delle relazioni sociali, dei valori morali, dei punti di vista politici e delle tradizioni”.1Altro che inglese come unica lingua internazionale. La lingua parlata da una comunità è uno degli strumenti primari per porre in profondità le proprie radici. Come sarebbero possibili certe espressioni linguistiche locali in inglese? Di fatto, poi, queste espressioni sono intraducibili.

SCELTE CONCRETE PER UN’ECONOMIA LOCALE - Dal punto di vista economico condivido il pensiero di Wendell Berry, l’ex professore universitario americano che ha scelto di vivere da agricoltore e ha redatto il Manifesto del contadino impazzito. Berry consiglia a tutti noi:
Fate la spesa vicino a casa, comprate in un negozio piuttosto che in un ipermercato, non comprate niente di cui non abbiate bisogno, fate tutto quello che potete da soli, se non potete farlo da soli, vedete se un vicino può farlo per voi, comprate prodotti alimentari coltivati nella zona, coltivate qualcosa per il vostro consumo personale, andate in vacanza vicino a casa vostra.
Un programma concreto e chiaro di economia in antitesi alla globalizzazione.

MUSEI ETNOGRAFICI: LUOGHI DI MEMORIA E D’IDENTITÀ - Potrei continuare trattando di abbigliamenti, di costumi, di copricapi, di decorazioni, ma anche di teatro, musica, danze e canti, di agricoltura, di riti religiosi, di feste, ricorrenze e celebrazioni, di strutture organizzative, di attrezzi da lavoro, di forme di proprietà collettiva, di artigianato. Sono tematiche che spesso ritroviamo ben esemplificate nei musei etnografici, di cui i nostri territori si stanno dotando.
Diversi autori, nell
’ambito della ricerca antropologica, ritengono che i musei siano gli specchi in cui le comunità possono riconoscersi, leggendo la propria origine, la propria identità, la propria cultura. Per questo un museo può essere lo strumento con cui la comunità può interpretare i problemi del proprio futuro.


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Gianfranco Zavalloni

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