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Vitruvio, il famoso architetto dell’antica Roma, aveva diviso gli architetti in tre categorie: quelli che sanno ben costruire ma non scrivere, di essi resteranno le opere, non i nomi; quelli che scrivono ma non costruiscono, di essi non resterà nulla. Infine i pochi che uniscono le due doti.
A trentacinque anni, Leonardo da Vinci, vedendo che la dignità della pittura non è pienamente riconosciuta, perché i pittori non servono, decide di scrivere per dimostrare che l’arte dei pittori, avendo una base teorica, è scienza. Noi potremmo dire lo stesso per quanto riguarda la scuola e l’educazione in generale. Nella scuola ci sono i bravi maestri. Di essi resta traccia nella vita delle persone a cui, nella loro fanciullezza, hanno comunicato il piacere di studiare, il gusto di apprendere, il metodo dell’imparare a imparare. Poi ci sono coloro che scrivono senza aver mai fatto esperienza diretta coi ragazzi. Questi, che molto spesso per aver conseguito la laurea si autodefiniscono pedagogisti, li troviamo di frequente nelle università. Di essi, e delle loro teorie pedagogiche, per qualche breve periodo si fa menzione nei testi universitari e nei libri consigliati per la preparazione ai concorsi. Le case editrici che pubblicano questi testi sono estremamente grate a tali autori, soprattutto in quei periodi che precedono i concorsi, quando decine di migliaia di aspiranti maestri sono costretti ad abbeverarsi alle fonti delsapere pedagogico. Di essi, forse, resterà un vago ricordo. Infine ci sonoi veri maestri, quelli che sanno insegnare, che sanno aiutare a far fiorire le intelligenze e le personalità dei ragazzi con i quali operano e sanno poi riflettere sul loro lavoro educativo, scrivendo e documentando. L’esperienza didattica è di per sé sempre unica. Ognuno di noi ha ricordi, esperienze vissute, momenti di vita scolastica da poter narrare. Gli insegnanti dovrebbero prendere l’abitudine di appuntarsi il lavoro fatto su un quaderno o un diario, facendo così fruttare l’esperienza vissuta sia per sé stessi che per gli altri. Questo “far memoria dell’esperienza didattica” è un aspetto importante dell’insegnare. In Italia abbiamo pochissimi esempi di didattica narrata e documentata. LA SCUOLA DI BARBIANA - Il più eclatante è stato quello del maestro Marcello D’Orta, col suo Io speriamo che me la cavo (Mondadori, Milano 1990), dove insieme alla spontaneità poetica delle sgrammaticature infantili è anche emerso, a livello di opinione pubblica, una ridicolizzazione della scuola. Per fortuna che, prima dei ragazzi di Arzano, abbiamo avuto i ragazzi di Barbiana. È infatti con don Milani che possiamo vantare un esempio storico di didattica vissuta e divul gata. MARIO LODI - Il secondo esempio storico di pedagogia vissuta e narrata è certamente l’esperienza di Mario Lodi. Nei suoi libri c’è il vissuto di un maestro che ha scelto di “mettere radici” in un luogo e lì operare per un’educazione in senso globale, con una metodologia attiva, vissuta e sperimentata nel quotidiano. Un terzo esempio storico è quello di Alberto Manzi, mitico maestro della trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi. E poi Maria Maltoni con i Quaderni di San Gersolè, senza dimenticare le grandi esperienze di Maria Montessori e Rudolf Steiner e delle scuole che da loro prendono il nome: le scuole montessoriane e steineriane. SCUOLE DEMOCRATICHE - Negli anni recenti ha dato un importante contributo alla conoscenza delle esperienze di scuole democratiche il collega dirigente scolastico di Treviso Francesco Codello. La grande passione educativa la troviamo sintetizzata nel suo libro Vaso, creta o fiore? Né riempire, né plasmare ma educare (La Baronata, Lugano 2005): un esempio di pedagogia e di educazione libertaria, sperimentata quotidianamente nelle scuole. Per finire la carrellata ricordiamo Arte per nulla, di Federico Moroni, maestro della scuola di Bornaccino (Santarcangelo di Romagna). Oggi, per fortuna, stanno emergendo nuove figure di maestri che riescono non solo a “far scuola” ma anche a “fare pedagogia” a partire dalla loro esperienza concreta. Nell’Istituto Comprensivo Statale di Sogliano al Rubicone (www.scuolesogliano.it) da anni si lavora sulla documentazione attraverso un vero e proprio Centro di Documentazione: La Traccia. Qui è possibile consultare, fra i vari libri, materiali e sussidi didattici, un’interessante raccolta di “materiale vivo”, frutto delle esperienze dirette dei colleghi docenti. Possiamo poi trovare diversi libri prodotti in occasione dei cosiddetti Progetti 0-6 anni della Regione Emilia Romagna, come ad esempioIl Dizionario di Merlino, un testo che racconta l’esperienza delle colleghe Maddalena Zanfanti e Fiorella Toni, della Scuola dell’Infanzia della frazione di Ponte Uso. ritorna alla pagina dei temi per contattare |