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la pedagogia della lumaca per una scuola lenta e nonviolenta |
DEL PROGETTARE INSIEME FRA INSEGNANTI - Un argomento difficile, quello del progettare. Anche perché si rischia di cadere spesso nella banalità. Preannuncio subito a chi si sta inoltrando in questo capitolo, che questa riflessione ha tutto il tono di un racconto, o meglio una riflessione autobiografica, così come la quasi totalità del libro. IL LAVORARE INSIEME - È il grande tarlo e il vero disagio della scuola d’oggi. E non penso d’esagerare nell’affermarlo. Sto parlando d’incapacità degli adulti di lavorare insieme, di sedersi attorno a un tavolo e di dichiarare (come nei giochi delle carte) le proprie disponibilità, i propri interessi, le proprie emozioni. Elementi che restano e che comunque ci sono, ma che sono vissuti in maniera individualistica. È questa una situazione che si percepisce molto bene nella scuola secondaria, che in parte è realtà alle scuole primarie e che rischia di contagiare anche la scuola dell’infanzia. Nella scuola d’infanzia questo fatto lo si può percepire dalla scelta di lavorare o meno a “sezioni aperte”. Ma non solo. Se c’è un fatto che contraddistingue la scuola dall’apprendimento individualistico è proprio questo: fare un cammino insieme, attenti a chi ci sta a fianco, e quindi mano nella mano. IL SAPER ESPLORARE IL CONTESTO - Il contesto è dove avviene il tutto. Quanto siamo immersi nel contesto in cui lavoriamo? Quante sono profonde le nostre radici in quel luogo, in quella situazione? Non necessariamente dobbiamo essere nati e vissuti nel contesto scolastico in cui lavoriamo. Ma, per usare termini utilizzati in settori più o meno vicini alla scuola, dobbiamo “inculturarci” o meglio “incardinarci”. Dobbiamo cioè capire la cultura di un luogo e legarci a quel luogo così come la porta che è tenuta e ancorata dai cardini. Non è possibile agire un’educazione asettica, identica in ogni scuola. Non siamo né fotocopie né cloni. Qui entra in gioco la biodiversità, che è la caratteristica essenziale del mondo. Ogni luogo è diverso da un altro. Non possiamo omologare le nostre proposte come fossero bibite gassate o panini inventati da ditte che poi li propinano uguali in tutto il mondo. L’AVERE MOTIVAZIONI, SENSIBILITÀ, IDEE - Non si può fare scuola senza avere delle idee, senza pensare di rendere più bella e felice la vita degli uomini e delle donne. In un libro letto alcuni anni fa mi ha colpito l’affermazione che “non si può lavorare nella scuola se si è pessimisti”. Io aggiungo che non si può lavorare nella scuola se non si ha un’idea chiara sul mondo e sugli esseri che la abitano. E il mondo è abitato essenzialmente da due tipi di uomini e di donne: i nomadi e gli stanziali. Potremmo anche suddividerli in pastori o agricoltori. A volte queste due condizioni sono in ciascuno di noi, in diversi momenti o fasi della nostra vita: c’è il tempo per viaggiare, per andare, e c’è il tempo per stabilirsi, per fermarsi. E comunque anche l’andare implica spesso una meta a cui giungere o una Itaca a cui ritornare. Tutto questo si può capire meglio usando e proponendo alcune metafore. Per quanto mi riguarda ne ho sperimentate alcune che trovo eccellenti per rendere concreta l’idea del progetto. Sono la metafora del viaggio (la gita scolastica), della realizzazione di un libro, della messa in scena di uno spettacolo teatrale e della coltivazione di un orto biologico a scuola. Sono quattro esperienze che, se vissute insieme ai colleghi e ai ragazzi, mettono in gioco competenze varie, contatti, relazioni interpersonali, documentazioni, raccolta di dati. Sono cioè esperienze apparentemente semplici, ma di fatto estremamente complesse e concretamente didattiche (nel senso più ampio del termine). per contattare www.scuolacreativa.it
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