la pedagogia della lumaca
per una scuola lenta e nonviolenta


compiti a casa e per le vacanze


ACCANIMENTO DIDATTICO O ESPERIENZA DI STUDIO PERSONALE? - Un esempio, legato al Mercoledì delle ceneri, il giorno dopo l’ultimo di carnevale. I ragazzi della seconda media entrano in classe e l’insegnante di matematica ha preparato un bel compito in classe. È da alcuni giorni che i ragazzi lo sanno e quindi si sono potuti preparare per tempo. Ma si sa che, in vista di un compito in classe si studia a casa soprattutto il giorno prima. Per prepararsi al compito i ragazzi hanno, perciò, dovuto studiare il martedì grasso, ultimo giorno di carnevale. In termini scientifici questo comportamento si può definire “accanimento didattico”. È un tipo di accanimento che sfiora il sadismo. Non si può chiedere ai ragazzi di studiare l’ultimo giorno di carnevale.
Entriamo così nel cuore del problema:i compiti a casa.

UNA RIFLESSIONE A PARTIRE DALL’ESPERIENZA PERSONALE -
Della mia esperienza da studente ho diversi ricordi a proposito dei compiti a casa. Fino alla 2° media ricordo di non aver avuto mai bisogno di studiare né di fare i compiti. Ero molto curioso e stavo attento alla lezione della maestra o dei professori. Questo per me era sufficiente. I miei pomeriggi erano momenti felici, vissuti giocando con gli amici vicini di casa o impegnato all’oratorio con gli scout.
Ho invece un brutto ricordo dei compiti assegnati durante le vacanze estive. Ho sempre vissuto quell’esperienza un po’ come la sigaretta del condannato a morte. Per me era una pena dover pensare di divertirmi con gli amici, sapendo che poi, verso la fine dell’estate, avrei dovuto passare tante ore a fare compiti che nessuno avrebbe mai corretto. Chi di noi andrebbe a teatro sapendo che all’uscita ci viene assegnato come compito una relazione sullo spettacolo appena visto? Una relazione che poi, può darsi, nessuno leggerà mai. Proviamo a chiederci a vicenda con quale interesse si stende una relazione di fine anno sul registro di classe, sapendo che mai nessuno la leggerà? Qui tocchiamo una prima questione. I compiti non corretti a che cosa servono? Servono a scoraggiare chi li fa e ad avere così una bassa stima di sé e dell’insegnante. E d’altronde come può un insegnante, a inizio d’anno scolastico, correggere i compiti estivi di venticinque ragazzi? Questo per l’estate, ma durante l’anno la questione è diversa. Ènecessaria una premessa. Mettiamoci per un attimo nei panni di uno studente. Con quale piacere apprendiamo qualcosa controvoglia? Il piacere di leggere, di scrivere, di memorizzare, di tradurre, di ricercare, di far di conto e, più in generale, il piacere di apprendere, non può essere imposto. Il piacere non può essere imposto in ogni caso. Anzi, nel momento in cui è imposto non è più un piacere e diviene, perciò, un disincentivo. Ed è quello che ho vissuto con i romanzi e la letteratura per ragazzi.
Alle scuole medie ero obbligato non tanto a leggere un romanzo, cosa in sé piacevole, quanto a farne il riassunto. Allo stesso modo mi veniva imposto lo studio di lunghe poesie a memoria. Chi, con un po’ di anni sulle spalle, non ha dovuto studiareIl cinque maggiodi Alessandro Manzoni. Da allora e per anni ho avuto un’avversione istintiva per tutto ciò che era letteratura per ragazzi, romanzi, prose e poesie in genere. Il risultato è stato l’opposto di quello che si voleva ottenere. Quando gli insegnanti si apprestano a darei compiti a casadovrebbero riflettere su questa conseguenza. Ma proviamo a dare alcuni consigli su come fare.

MOLTO, POCO O NIENTE COMPITI? IL PROBLEMA È LA QUALITÀ -
Credo che il problema sia non tanto quantitativo ma qualitativo. E parto dal fatto che oggi i ragazzi sono molto più stimolati di un tempo, hanno molte più occasioni d’apprendimento e forse minori opportunità di “stare insieme agli amici in maniera libera”. Quanto attiene a compiti predefiniti, come ad esempio esercizi e problemi da risolvere, temi da svolgere e altro, dovrebbe essere svolto completamente nelle ore di lezione a scuola, soprattutto per le scuole a tempo pieno o che hanno vari rientri. Per le altre situazioni si dovrebbe seguire comunque il buon senso, dando ai ragazzi indicazioni circa attività culturali che verranno poi riprese in classe. Credo siano interessanti alcuni suggerimenti, dedotti direttamente dalla pratica scolastica e che vanno nel senso del piacere di fare e dell’attenzione a ciò che ci è intorno.
Ad esempio attività del tipo:
– disegni di tramonti, nuvole, alberi, fiori;
– inchieste, anche in gruppo, con l’uso di mangianastri;
– fotografie da riportare poi in classe;
– giochi di abilità;
– ricerca di materiali;
– raccolta di dati;
– costruzione di modellini, strumenti musicali semplici;
– visione di filmati, telegiornali;
– ascolto di brani musicali;
– lettura di romanzi senza scadenze precise né compiti ulteriori
.


Si tratta, in sostanza, di dare veramente spazio alla creatività, non insistendo sulla quantità di esercizi da svolgere, ma sul piacere di scoprire il mondo che ci è attorno. Ci accorgeremo presto che se i ragazzi vivono con piacere queste esperienze, non faranno affatto questioni di quantità, ma di “piacere di fare”. A proposito di questo, sarebbe interessante far apprezzare ai ragazzi il gusto che ha ogni buon naturalista di appuntarsi idee, sensazioni, fatti accaduti, animali visti, nel proprio “quaderno di campagna”. Potrebbe diventare anche una sorta di diario come suggeriva alcuni anni fa il maestro Mario Lodi a proposito dei compiti per l’estate.

“CHE VACANZE SONO SE ABBIAMO UN SACCO DI COMPITI DA FARE?” -
UNA domanda più che legittima che spesso mi rivolgono i ragazzi. Mi capita spesso di andare nelle classi della primaria o della secondaria di I grado e di conversare con loro. Uno dei temi che più volte mi viene proposto è quello dei compiti a casa, e in particolare dei “compiti delle vacanze”. Èuna questione che contribuisce a far “vivere male” ai ragazzi il rapporto con gli insegnanti e la scuola in generale. Così alcuni anni fa ho scritto la seguente circolare rivolta ai docenti del mio istituto.

Oggetto: Vacanze di Pasqua
Molto spesso ci capita di paragonare il lavoro di noi adulti allo studio dei ragazzi. È la maniera che solitamente usiamo per chiedere loro un impegno costante e ripetuto. Ora il lavoro, soprattutto là dove è vissuto come un dovere e meno come un piacere, viene reso più attraente se è alternato a momenti di riposo e di tempo libero. Andiamo al dunque. Credo che sarei un dirigente scolastico odiato dai docenti se, pur sapendo che la normativa lo consente, chiedessi a Voi d’impegnare le giornate di vacanze natalizie e pasquali per incontri, commissioni, programmazioni, recuperi ecc... Credo pertanto che tale “diritto al riposo” sia legittimo anche per gli studenti... vista l’equivalenza lavoro (adulti) = studio (bambini) Pertanto è fatto divieto (è un imperativo esortativo) a tutti gli insegnanti di consegnare compiti da portare al rientro dalle vacanze o comunque nei giorni o settimana successiva. Si ricomincerà, cioè a dare di nuovo compiti il giorno in cui si rientrerà dalle vacanze di Pasqua. Se qualche insegnante intende dare compito (o li ha già dati) è pregato di contattarmi quanto prima. Ci sono, infatti, alcuni lavori che possiamo fare benissimo insieme nel periodo delle vacanze pasquali. Mi sembra di essere stato chiaro. Colgo l’occasione per inviarVi un libretto che ho realizzato in questi mesi... dove troverete motivazioni chiare a questa mia lettera.
Cordialmente il Vostro Preside

Il risultato immediato di quella circolare fu una richiesta, firmata da diversi insegnanti, di convocare, in seduta straordinaria, il Collegio Docenti, per discutere l’argomento. Dopo ampia discussione sui pro e sui contro all’opportunità di somministrare compiti per le vacanze di Pasqua, chiuse la discussione un bravo insegnante (allora supplente, ma oggi di ruolo) che affermò: “Io quando arrivo al periodo delle vacanze sento il bisogno di staccare un po’ la spina, sento il bisogno di un buon riposo mentale. Se quest’esigenza la sento io che sono il professore, credo che tanto più la sentano i miei studenti. Ben venga anche per loro, un sano riposo mentale: quindi niente compiti!”. Una soluzione più che saggia!


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Gianfranco Zavalloni

www.scuolacreativa.it

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