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la pedagogia della lumaca per una scuola lenta e nonviolenta |
CHE SIGNIFICA SISTEMA NAZIONALE DI VALUTAZIONE? - Nella scuola cosiddetta dell’autonomia da un po’ di tempo a questa parte si parla molto di “standard” nazionali e di sistema di valutazione della qualità delle scuole. Sicuramente potrebbero sfuggire, a chiunque di noi, qualcuna delle centinaia di pagine (circolari, direttive…) che ancora comunque vengono sfornate a livello ministeriale (generalmente ogni uno o due anni modifica la sua titolazione: Ministero Pubblica Istruzione, Ministero della Istruzione, Ministero della Istruzionne, Università e Ricerca... a seconda dei governi) o da organismi in qualche modo collegati (USR, Invalsi…anche questi con denominazioni che si modificano continuamente). Sicuramente, il modello che va per la maggiore è quello proposto alcuni anni fa, durante i corsi per dirigenti scolastici, mutuato dalla industria. Io che vengo dalla terra avrei preferito un modello agricolo, cioè "sperimentato sul campo". |
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Nella scuola della cosiddetta autonomia m’immagino che tutti facciano la loro parte e che insieme si possa costruire una serie di elementi sufficiente a determinare la vera qualità della scuola, senza necessità di attendere una qualche istituzione che ci dica come fare per “essere bravi!”. ECCO UN PRIMO ELENCO DI 14 ELEMENTI, A FAVORE DI UNA VERA QUALITÀ DELLA SCUOLA. 1. Presenza di laboratori o atelier tecnici. Mi riferisco ai laboratori di falegnameria, di storia, di scienze, di ceramica, di cucina, atelier artistici, palestre con attrezzature per judo, aikido... Sono luoghi attrezzati che danno la possibilità di usare tutti i cinque sensi e tutto il corpo, con particolare attenzione alle abilità manuali. 2. Cortili armoniosi e presenza di verde. Un’attenzione particolare va data alle scuole che adottano i progetti di orto didattico. Questo favorisce una serie di attività coinvolgenti a livello cognitivo, scientifico e pedagogico. Basti ricordare l’importanza dei “tempi di attesa e di maturazione”. 3. Presenza di un teatro e di teatrini dei burattini. Il teatro nelle sue varie espressioni è di per sé didattico, terapeutico e socializzante, e coinvolge diversi aspetti delle competenze umane. 4. Autorganizzazione, da parte dei ragazzi, delle gite scolastiche e delle uscite didattiche. La organizzazione di una gita è un’occasione unica per verificare le competenze e le padronanze degli allievi. Pensiamo alla scelta degli itinerari, agli orari, ai contatti, alla stipula di contratti. 5. Realizzazione di giornate e settimane con modalità di coinvolgimento profondo dei ragazzi. Ho già accennato alla gita a piedi e a quella in bicicletta, ma ci sono anche settimane autogestite, settimane di gemellaggio con ospitalità di studenti stranieri, settimane verdi in aree naturalistiche, settimane azzurre al mare, settimane bianche sulla neve... 6. Autonomia dei ragazzi nel raggiungere da soli la scuola. Si va a piedi, si usa la bicicletta, o si è autotrasportati? Questo è un elemento fondamentale per capire quanto vogliamo siano autonomi i nostri studenti. 7. Progetti interculturali attivi. Pensiamo all’accoglienza dei ragazzi di altri paesi nelle nostre scuole, a scambi di corrispondenza, ai gemellaggi, partecipazione a progetti di solidarietà. È la maniera migliore per prepararci al dialogo in una società interculturale. 8. Riconoscimento delle identità e della memoria locale. Valorizzare la lingua locale, la conoscenza delle tradizioni, anche attraverso feste e sagre locali o il coinvolgimento di associazioni, anziani, biblioteche locali. 9. Coinvolgimento e collaborazione con i genitori e le famiglie. Penso alla possibilità di aprire laboratori con i genitori, alla progettazione e all’organizzazione partecipata alle attività. E poi le feste, le mostre e l’autogestione delle mense scolastiche. 10. Non utilizzo delle fotocopie e riduzione al minimo dei quaderni. Sono due elementi fondamentali per padroneggiare la complessità del sapere, oggi spezzettato nelle diverse discipline e nelle innumerevoli unità didattiche. Non usare fotocopie semplifica e utilizzare pochi quaderni aiuta a unificare il sapere. 11. Uso delle metodologie cooperative nel lavoro didattico. Esempi concreti sono la scrittura collettiva, lo studio di gruppo o la stessa costituzione di vere e proprie cooperative o associazioni cooperative all’interno delle classi. A tal riguardo è estremamente interessante l’esperienza che si sta facendo in provincia di Trento con la Federazione delle Cooperative. L’obiettivo di saper lavorare insieme è fondamentale per una società tutta tesa all’individualismo e che invece ha bisogno sempre più di “fare insieme”. 12. Flessibilità oraria e attenzione ai tempi. Ritmi e tempi più lenti e in sintonia con ritmi personali di ciascun ragazzo sono alla base di un buon apprendimento. Le vacanze servono per un giusto ozio e per riposare la mente. A che serve fare compiti tutti i giorni in un periodo di riposo? Non aiuta certo i ragazzi a concentrarsi. 13. Mense con prodotti naturali e rispetto dell’ecologia. Là dove l’orario prevede il pranzo insieme, uso di mensa con prodotti biologici, cucinati da personale interno alla scuola e utilizzo di piatti di ceramica e posate di acciaio e non “usa e getta”. Che valore simbolico diamo a quello che mangiamo quando il cibo è appoggiato su un contenitore che poi dobbiamo buttare immediatamente via? 15. Uso intelligente di energie e risorse naturali. Non possiamo non porre attenzione al risparmio di risorse, allo spreco e all’uso di energie rinnovabili, all’interno di locali pensati e costruiti con i metodi della bioarchitettura. Attenzione all’armonia degli spazi (ad esempio le conoscenze dell’arte orientale del feng shui ci aiutano in questo). |
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