calligrafia: l'arte della bella scrittura



PENNINO, INCHIOSTRO E CANNETTA - In una intervista rilasciata alla rivista forlivese UNACITTÀ, la calligrafa di Bologna, Barbara Calzolari così sintetizza gli elementi della calligrafia: una materia scolastica da tempo dimenticata, che insegnava non solo a scrivere “in bella”, ma a misurarsi con delle regole, a tenere insieme pensiero e manualità, a prendersi il tempo per qualcosa che resta, tirare conclusioni, scrivere un diario, una lettera... Intanto i pennini. Probabilmente si è partiti da una roba appuntita che incideva la creta. Poi si pensa che per fare le “capitalis monumentalis” sul marmo venisse fatto prima un segno con il pennello, poi si incideva e la dimensione è quella permessa da un giro di braccio. Poi un calamo di bambù che poteva essere masticato, intinto nell’inchiostro o semplicemente tagliato. La punta poteva essere così, è chiaro che il segno che potevi fare senza un serbatoio era veramente poco. È con la penna d’oca che si trova uno strumento veramente fantastico, leggero. La penna d’oca veniva tagliata ogni mezz’ora, poi c’era chi rigava i fogli, chi puliva con le pomici le pelli che erano state conciate e poi messe nel gesso. Quindi con la penna d’oca scrivere diventa più veloce, ma comunque richiede lo stesso moltissimo tempo. Sembra che nel 1500 venisse utilizzato ancora quello strumento, non c’era altro. Infine, nel 1700 gli inglesi, Mitchell, inventano il pennino. Con il pennino non devi più fare la punta alla penna e non si butta subito. È più veloce. Gli strumenti che si usano adesso per il carattere che faccio io, lo Spencerian, sono molto particolari, giapponesi, uno diverso dall’altro: le penne me le fa il mio maestro e i pennini li prendo negli Stati Uniti da un rivenditore che ha anche cose giapponesi. Per fare l’Italico si utilizzano ancora i pennini Mitchell, sono i pennini più usati in generale, a punta mozza perché così hai il segno sottile e quello grosso. Per le scritture espressive ci sono le automatic pen, che trattengono l’inchiostro all’interno, hanno diverse dimensioni e ti permettono di fare sia una scrittura formale che una scrittura espressiva. Il tiralinee è uno strumento meraviglioso e lo trovi solo negli Stati Uniti, è di dimensioni grandi e puoi spingere, graffiare, non ti permette di fare cose formali. Di strumenti ce ne sono molti, anche quelli che uno riesce a costruire per sé, a inventare o adattare per le proprie caratteristiche.
L’inchiostro che uso è il ferrogallico che viene fatto usando le galle, che sono delle escrescenze di un albero bollite e unite a degli acidi. È lo stesso inchiostro che usavano Leonardo da Vinci e Leopardi, ti permette di scrivere un libro e anche se questo cade in mare, resta scritto. È l’unico inchiostro veramente tenace, è l’inchiostro per eccellenza. Poi puoi scrivere anche con il mallo di noce, e altre cose, però contengono petrolio. Questo è veramente naturale, viene fatto artigianalmente. Per tutti i manoscritti viene usato sempre un inchiostro vero. È grigio quando scrivi, poi diventa nero, ma dopo 5-600 anni si ossida e diventa più chiaro. La carta, tutta la carta molto assorbente, leggera di fibra, fai fatica a usarla perché assorbe tutto il colore anche se puoi dare una passata di sandracca (che è una resina in polvere), che, per altro, puoi usare su tutte le superfici. Una carta patinata di buona qualità è una base fantastica su cui puoi lavorare.

MOTRICITÀ FINE E CREAZIONE DEL PENSIERO - Lo scrivere con pennino ed inchiostro sulla carta implica un grande esercizio manuale, che mira ad una educazione della prensione della mano e della motricità fine, tese a creare una calligrafia possibilmente bella, elegante. A tal proposito dice Maria Rita Parsi ”La povertà di pensiero e di espressione potrebbe insidiare i bambini e i giovani. A favorirla potrebbe anche essere lo strapotere dei nuovi mezzi di comunicazione che relegano l’attività manuale di scrivere, utilizzando carta e penna, nel dimenticatoio delle forme, ormai passate di moda, del lasciare traccia delle proprie ricerche, dei propri vissuti, dei propri desideri, bisogni, scoperte. Un chiaro avvertimento d’invito ai bambini e ai giovani affinché non rinuncino a questa manualità viene da un interessante libro di Raffaele Simone: “LA TERZA FASE. Forme del sapere che stiamo perdendo” (Ed.Laterza). Scrivere a mano è, infatti, un esercizio indispensabile, personale ed intimo, che esprime nella calligrafia lo stile dell’anima ed è capace di stimolare la mente ad organizzare, proprio attraverso il flusso della scrittura, lo sviluppo dei pensieri e dei sentimenti.
Rinunciare a scrivere a mano, sul foglio bianco significa, poi, perdere il rapporto con un rito, con una manualità, attraverso i quali consentiamo al pensiero di strutturarsi ed organizzarsi in tempi di riflessione ed articolazione della forma necessari anche alla crescita e allo sviluppo armonico della persona.
” (tratto dalla rubrica rubrica F il di cuore del quotidiano Il Resto del Carlino 16 febbraio 2006)

A SCUOLA COL COMPUTER E COL PENNINO - Ritornare alla penna stilografica o alla cannetta e pennino, può sembrare una follia nell’era del computer. Proviamo a sperimentare la tecnica dell’inchiostro e del pennino. Ho fatto sì che nell’ambito della formazione rivolta agli insegnanti sul tema dei “laboratori” i docenti del mio Istituto Comprensivo, ci fosse una giornata dedicata alla “calligrafia”. Oggi, in alcune classi delle Scuole Primarie di Sogliano al Rubicone e di Borghi dedicano alcune ore settimanali alla calligrafia. Ci aiuta anche una mamma, di origine francese, la quale mi ha raccontato che “la calligrafia” è ancora praticata in Francia e che lei deve a ciò la sua professione di calligrafa. In Italia, invece, ci sono cultori della penna stilografica e collezionisti di pennini. Pochi però si cimentano a reintrodurre questi eccellenti strumenti didattici nella scuola. Mi racconta, a tal proposito, alcuni anni fa, Luciana Pederzoli della Associazione Amici di Pennino di Reggio Emilia “…in riferimento al ritorno o meno alla penna stilografica vorrei raccontarti quanto mi è successo in quest'ultimo anno scolastico. Devi sapere che nel programma dei Corsi per adulti promossi dalla associazione Grillinbici, avevo inserito due corsi di calligrafia: uno stile corsivo inglese e uno base di gotico. Ho sempre avuto una mania per la scrittura a pennino, forse perchè la amavo anche quando andavo a scuola; ho sempre creduto che aiutasse bambini ed insegnanti ad andare "adagio", e quindi a memorizzare meglio. E poi c'era la ricerca della bella calligrafia, c'era il profumo dell'inchiostro, c'era l'abilità del non sporcarsi, del non far macchia, il rito del "pennino nuovo", ecc. I corsi li ha tenuti una persona meravigliosa, un tipografo in pensione, con la passione per la pittura, la serigrafia e la calligrafia. E' infatti un autodidatta, ma in Italia è il miglior calligrafo di corsivo inglese. A questi corsi ha partecipato una mia amica insegnante che mi ha chiesto cosa ne pensassi di un "incontro ravvicinato" tra Ugo (è questo il nome del il nostro maestro di scrittura) e i bambini della sua classe. Le motivazioni erano molteplici, ma due erano sicuramente fondamentali:
1) i bambini erano di terza, era stato affrontato il tema della "scrittura", come da programmi ministeriali;
2) la grande emozione provata da Sonia, stessa (la maestra), nel cimentarsi con penna e pennino. Naturalmente ho caldeggiato questo incontro e il risultato è stato sorprendente. Ugo ha un dono naturale di entrare in sintonia con i bambini, forse perchè è un nonno, ha incantato i bambini con la sua calma, il suo parlare sottovoce, la sua pazienza e "la magia" della sua scrittura.
"La narrazione" della scrittura unita al "segno" ha catalizzato l'attenzione dei bambini, in particolare "quelli che in classe non sai mai come tenere..." (dalle parole delle maestre). Sono stati fatti tre incontri e ogni volta era una festa. I bambini a casa raccontavano di questa esperienza e qualche nonno o bisnonno ha rovistato nei propri ricordi scolastici e ha cominciato a raccontare di sè...
A poco a poco ogni bambino ha cominciato a volere la penna, il pennino e il calamaio e alcuni, in autonomia svolgevano i compiti con "l'antico sistema", per puro piacere. Un bambino, addirittura, uno di quelli che solitamente viene considerato un "flagello", ha rinunciato a ore di TV per ricopiare dei testi, o delle poesie. A fine anno, alla cena di classe, i genitori ci hanno ringraziato per l'esperienza e la gioia che i loro bambini hanno provato.

PENNINO O PENNA STILOGRAFICA - E a proposito della penna stilografica mi scrive, sempre Luciana Pederzoli: “Carissimo Gianfranco, tu sai bene che la mia preferita resta la "penna con pennino" e difficilmente cambierei idea...Ma rispetto alla penna a sfera sicuramente la "stilo" è un'ottima alternativa. Nella mia borsetta ce ne sono 4, con punte diverse ed inchiostri colorati. E' un oggetto importante: io la ricevetti per regalo il giorno della Prima Comunione. Era, anzi è , di madreperla bianca, con la carica manuale in coda. Io provai una grande emozione, perchè era "una roba da grandi": avevo 8 anni. Quella emozione mi accompagna ancora e ogni volta che uso la stilo, l'odore dell'inchiostro, lo scricchiolio del pennino mi accendono la "memoria" di un tempo sereno, più lento, scandito con semplici gesti e rituali che accompagnavano il nostro crescere, il nostro diventare grandi.
Non è malinconia la mia, ma una forma di denuncia di mancanza di "rituali educativi" che aiutino i nostri bambini ad una maggiore stima di sé, che valorizzino "le tappe" raggiunte, che diano tempo e spazio alla consapevolezza. Scrivere con la stilo dà più "colore" al "segno della scrittura", della calligrafia personale; scrivere con la stilo ci invita alla lentezza, all'ascolto della scorrevolezza del pennino, ad una manualità attenta alle "macchie" (comunque ben venute per la nostra fantasia interpretativa). E poi ci sono i colori degli inchiostri, le punte fini, piatte, tagliate, ecc. E poi una stilo non si butta quando non scrive più : ha una storia sicuramente più lunga davanti a se rispetto alla penna a sfera.
Sì, credo sia proprio un'altra cosa... e valga la pena proporla ai nostri bambini e bambine.”


ritorna alla pagina dei temi


per contattare

Gianfranco Zavalloni

www.scuolacreativa.it